SCRITTORInCORSO
  « Un critico, recensendo il mio Cane di terracotta, ha scritto che Vigàta, il paese geograficamente inesistente nel quale ambiento tutti i miei romanzi, è "il centro più inventato della Sicilia più tipica" ».
da Il ladro di merendine



A Porto Empedocle con Elvira Sellerio e il sindaco
Vigàta in realtà è Porto Empedocle. Ora, Porto Empedocle è un posto di diciottomila abitanti che non può sostenere un numero eccessivo di delitti, manco fosse Chicago ai tempi del proibizionismo: non è che siano santi, ma neanche sono a questi livelli. Allora, tanto valeva mettere un nome di fantasia: c'è Licata vicino, e così ho pensato: Vigàta. Ma Vigàta non è neanche lontanamente Licata. È un luogo ideale, questo lo vorrei chiarire una volta per tutte.

[ BIBLIOGRAFIA - Gli arancini di Montalbano]
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Avevo due amici carissimi che frequentavano la scuola con me, erano due fratelli che abitavano in un paese vicino. S'aprì il terzo liceo, e li ritrovai tutti e due completamente vestiti di nero, a lutto stretto. Allora mi avvicinai a uno dei due, che era il più amico, e gli dissi: "Che successe?", mi disse: "Papà morì" ("è morto papà"). "Madonna, e come è successo?" "E niente, stavamo mangiando e gli è caduto il tovagliolo, si è chinato ed è morto" "E tua madre?" "E te la puoi figurare, povera mamma, proprio disperata, anzi, uno di noi due oggi voleva restare a casa per tenerle compagnia, perché lasciarla sola...".


Rimango veramente esterrefatto e dispiaciuto perché io l'avevo frequentata, una gran cara persona... Finisce la prima ora, c'è l'intervallo, si avvicina questo amico e mi fa: "Scusami, quei ca ti dissi che murì?" ("chi ti ho detto che è morto?") "Mi hai detto che è morto tuo padre" "No, mi sono sbagliato, a mammà murì..." Non sembra, ma è autentica: fa parte della follia vigatese.


Da ragazzi andavamo tutti a un ginnasio-liceo ad Agrigento. Ci si andava con un autobus scassato su cui salivano cinquanta ragazzi dagli otto ai diciotto anni, e lì avveniva di tutto. Per esempio che si fermava perché tutti assieme decidevamo quel giorno di non andare a scuola, quindi era inutile che ci accompagnasse ad Agrigento: ci lasciava in certe campagne dove sapevamo che c'erano i "cicciri virdi", cioè i ceci verdi, dove i contadini sparavano in aria perché si vedevano assaltare da ragazzi che gli rubavano i ceci, oppure perché si doveva risolvere una questione con un duello tipo western a sassate...

[ BIBLIOGRAFIA - Un mese con Montalbano ]



Agrigento
A Vigāta (prov. di Montelusa)
ha sede il [ Camilleri's fans club ]

Agrigento sarebbe la Montelusa dei miei romanzi, però Montelusa non è un'invenzione mia ma di Pirandello, che ha usato questo nome molte volte nelle sue novelle: l'Agrigento di oggi la chiamava Girgenti e anche Montelusa, e io gli ho rubato il nome, tanto non può protestare.





   Andrea Camilleri alle Elementari
(in prima fila, accanto al maestro)
Ci ritrovavamo, arrivando da tutti i paesi vicini, allo stesso orario nella piazza San Francesco, antistante il ginnasio-liceo. E ci conoscevamo tutti - chi veniva da Naro, chi veniva da Campobello… - e in quella mezz'ora parlavamo: "Sapita iera o mi paisi...". Quella piccola piazza nella mia memoria č diventata Vigāta, cioè una sorta di gigantesco paese che respirava a mantice, si stringeva e si allargava. Le storie di Vigàta sono le storie accadute anche nei paesi vicini, quindi č un luogo immaginario, che ha anche una sua concretezza a geometria variabile.

[ BIOGRAFIA ]